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20 marzo 2017

Superficialità dilagante in cultura alimentare


Non è facile scrivere in genere sul tema del "degrado in alimentazione": occorrerebbe scrivere pagine e pagine, senza tuttavia riuscire ad incidere in modo efficiente sulla mentalità e sul comportamento dei "responsabili".
I responsabili del degrado in alimentazione sono nascosti: è difficile identificarli, anzi è quasi impossibile, eliminiamo il "quasi" e ci avviciniamo alla realtà.

Intanto assistiamo alla galoppante crescita dei fenomeni: non più in scienza dell'alimentazione, ma in "cuocheria", termine in tutti i casi meno sconcio di culinaria. L'alimentazione è gestita sui media a dir poco da tutti, se non da più di tutti. I testi sul tema "ricette" proliferano in modo impressionante ed il numero delle vendite supera quello dei "Promessi Sposi", con il risultato di mandare l'italiano a farsi benedire. A chi sa di alimentazione, in senso scientifico, non resta che scrivere sulle riviste d'alta specializzazione scientifica, che il popolo non legge. V'è ormai un muro che separa chi sa da chi si atteggia ad essere.
Ma chi premia il presssappochismo? non si sa. Il mondo sembra assistere in modo passivo al malcostume indotto dai media.

Una mia alunna, giorni orsono, aveva fra le mani un contenitore di plastica contenente del riso già cotto, con della frutta a pezzi frammista al riso. Mi ha detto d'aver acquistato quel suo pasto da un negozio di stazione. Lucro immane da parte di chi vende, inconsistente cultura da parte di chi acquista.  Non sono stato in grado di  far capire che, con qualche minuto di sacrificio, si potrebbe preparar di meglio a casa propria.

Tento di acquistare un panino: non ho tempo per far su e giù dalla mia abitazione, e decido di accontentarmi. Chi mi prepara il panino al prosciutto, in un esercizio con tante vetrine, taglia il pane con lo stesso coltello con cui ha spalmato pochi istanti prima una salsa su altro panino di altro malcapitato.  Il prosciutto da affettare è appoggiato per la parte esposta direttamente su una superficie che contiene residui d'ogni genere, dal salame alla coppa, ecc. Le mani dell'attore sono senza alcuna protezione. Chi taglia la prima fetta (il padrone che ha appena finito di contare i soldi incassati da fornitura precedente), la mangia usando le stesse mani mentre io attendo che il panino possa sottrarsi alla guerra in atto.

Ma non c'è livello che si salvi: in un'ultima verifica chiedo ad un universitario di calcolare il valore delle calorie totali che spettano ad un prodotto che contiene 30% di carboidrati, 12% di proteine e 6% di grassi. La risposta è stata la seguente:
30 + 12 + 6  = 48 calorie
ed alla successiva domanda: "in una porzione di 40 grammi quale è il contenuto di Kcalorie?"
La risposta è stata la seguente:
48: 40 = 100 : x
x = 83,33 Kcalorie
Siamo alle soglie dell'incredibile. forse anche uno dei cuochi televisivi avrebbe tentato di argomentare diversamente.
E non diciamo che la colpa è della didattica istituzionale: è invece solo il disastro del pressappochismo televisivo, che banalizza tutto quanto non è banalizzabile e pretende d'essere strumento di didattica.

Occorrerebbe prima di tutto che il buon gusto degli organizzatori dei programmi televisivi giungesse al punto di eliminare quelle trasmissioni inneggianti ai "successi" cui andrebbe incontro il preparatore di un pasto o di un dolciario che segua le logiche presentate da "docenti" che basano la didattica sulla presunta bella immagine offerta da piatti che null'altro sono se non manipolazioni di prodotti che stanno insieme solo per scena. Ci si riferisce allle cacchette che circondano un piatto di "vellutata" su cui troneggia una triste sarda spinata a sua volta preventivamente arrotolata su un bastioncino di carota alle cui estremità fanno capolino due schizzi di maionese.....oppure un trinciato di verdure di dubbia natura circondato da una crosta di laminato da impasto colorato con curcuma, all'intorno "abbellito" da schizzi di poltiglia derivata da aceto balsamico che sta in piedi con sapienti aggiunte di carragenine e agar-agar.
Ci si chiede se, con una situazione di fame dilagante in Italia, ci siano ancora degli insulsi signori che non potendosi fregiare di croci di guerra, ostentano la loro ricchezza pagando 200 euro ad un imbecille che li intorta con le stelle sulla fronte o su un cartello appeso all'ingresso del ristorante.

Le realtà poi sono quelle di un mercato della "consulenza" offerta da furbi mestieranti della "culinaria", che di Apicio non conoscono neanche il nome, e che vendono "corsi" di cucina a creduloni speranzosi di fortuna a prezzi indegni per una società in malora. Ma questa gente che paga migliaia di euro per disimparare a cucinare perchè non si reca in una periferia di varie città di Sicilia, Puglia e Basilicata, incontrando un'anziana signora che di cucina ne ha fatta per sfamare poveri figli, cui regalare 100 euro in cambio di qualche ricetta?