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15 gennaio 2017

Troppi eventi formativi di qualità discutibile in scienza degli alimenti.



L'incentivo per esporre pareri nel merito mi vien dato dal contenuto della rubrica "one side" di Sebastiano Porretta, e in particolare dal testo apparso su "La pagina del Presidente" dell'AITA (n.574 di Industrie Alimentari).
Si può essere in disaccordo su tanti aspetti della formazione, ma si concorda pienamente quando di legge:

      "....Oggi invece, tutto un fiorire di organizzatori di eventi formativi,
      che cercano di simulare, scimmiottare, le attività degli organizzatori
      di riferimento più conosciuti utilizzando uno specchietto per allodole
      attrattivo fondato sul prezzo o enfatizzando all'estremo inesistenti
      claim formativi" (Sebastiano Porretta)

Si ritiene di aggiungere che gli improvvisati della tecnologia degli alimenti hanno abbracciato la logica dell'organizzazione dei "corsi di formazione" ritenendo di fornire all'industria degli alimenti la soluzione meno costosa per risolvere una serie di inevitabili problematiche di produzione e di qualità attraverso la vendita di una didattica a basso costo. In pratica, si ritiene da parte di molti che la didattica sia attività da improvvisare.

Si rivolge un caldo invito all'industria degli alimenti e settori correlati a non cadere in questa trappola dell'improvvisazione. Il consulente del settore dotato di titoli e capacità professionale fornirà certamente il meglio di se soltanto sulla scorta di un incarico personale, e parteciperà tuttavia a corsi "informativi", dando il giusto apporto collaborativo, ma indetti da organizzazioni note e di oggettivo riconosciuto valore professionale.

Mi diceva al tempo un famoso tecnologo, di cui sono stato assistente ordinario, che per insegnare con risultato occorre aver fatto lungo mestiere, visto che per insegnare cosa sia il numero 10 occorre conoscere cosa sia il 100, o meglio il 1000! Chiaro era il riferimento alla comune tendenza all'improvvisazione nella didattica.

fernando.tateo@unimi.it