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9 ottobre 2016

Ricordando Caprotti: un genio del mercato degli alimenti.


Sono tanti gli operatori e gli studiosi del settore alimentare che non hanno conosciuto personalmente Caprotti ma che avrebbero voluto parlargli. Certamente nessuno avrebbe mai potuto disconoscere in quell'uomo la presenza di una mente capace di cogliere il momento e di saper gestire il momento. Si era in epoca in cui la semplificazione nell'approvvigionamento di derrate da parte del consumatore sembrava potesse risolvere almeno in parte il problema dell'avvento della tendenza a dover americaneggiare in tutto, del semplificare anche i ritmi dell'acquisto, accedendo a costi che potessero godere di maggior uniformità di quella riscontrabile accedendo a molti punti vendita a struttura frastagliata, a conduzione troppo personalizzata.
Si andava affermando anche una tendenza generale a limitare il rapporto fra fornitore ed acquirente, alla contrazione della disponibilità a fraternizzare, ad abbattere sempre di più il rapporto dialettico, a vivere sempre più soli, a prediligere il rapporto virtuale. Oggi siamo giunti ad acquistare da venditori virtuali, molti prediligono l'acquisto via web, non gradiscono dialogare sui prezzi, si inventa la vendita con ordini fatti con cellulare, alé!!!!, sempre più soli...
L'avvento dei "supermercati" nell'alimentare è stato in effetti il primo importante passo verso l'economia condotta a vantaggio di gruppi di potere, con eliminazione sempre più spinta dei piccoli dettaglianti, che offrivano invece la possibilità di accedere a prodotti più diversificati nell'ambito di diversi punti vendita, sulla scelta dei quali interveniva anche una personale capacità di selezione o anche di semplice preferenza, da parte dell'acquirente.
L'avvento della grande distribuzione organizzata nel nostro Paese, con il rispetto di regole di qualità, si deve proprio a quell'uomo che seppe cogliere il momento propizio, quello dell'avvento della tendenza alla globalizzazione e nello stesso tempo alla solitudine: lui ebbe la capacità di intuire le tendenze, e su ciò è impossibile discutere o non riconoscergli ingegno commerciale oltre che capacità di intuizione delle tendenze.

Ricordo di aver ricevuto da lui recentemente un rapporto critico sui sistemi di logistica: era, tra l'altro, un compendio di critiche "essenziali" e concrete, rivolto al futuro. Lo incontrai anche in occasione della scomparsa prematura di un suo "buyer", rispettoso com'era di chi riteneva essere un suo collaboratore, non solo dipendente di fatto. Ne serbo ricordo indelebile: il suo messaggio finale, che comprende il desiderio di non trasferimento della sua "creatura" a possibile acquirente e gestore di altra catena gdo avente diversa filosofia della qualità, è segno della sua determinata volontà di rispetto di una gestione sì moderna del mercato del "food", ma forse non in nome di una tendenza alla degradante solitudine....che un supermercato inevitabilmente produce.
Avrei gradito potergli richiedere parere sulla "eticità" dell'operazione di concentramento degli utili, che i supermercati producono indiscriminatamente a danno di un'economia a sfondo distributivo dei beni, per me più consona ad un paese povero come l'Italia. Certamente avrebbe saputo rispondere come persona intelligente e rispettosa delle idee altrui.


fernando.tateo@unimi.it