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20 settembre 2016

Il deplorevole ”anonimato” da bandire nei sistemi che vogliono vendere immagine di qualità



Fra i primi a sostenere in questo Paese la "qualità" nel settore degli alimenti, per tanti anni e tuttora, chi scrive ha sostenuto le logiche della "qualità" intesa come formalizzazione cosciente delle operazioni di gestione sia delle attività organizzative che delle attività più strettamente tecnologiche nel settore alimentare. Fu sempre chi scrive a trasferire nella prestigiosa scuola di tecnologia di Sion (CH) le basi della gestione in qualità delle operazioni di conduzione aziendale.
Sempre chi scrive ha collaborato documentatamente nella realizzazione di metodiche UNI nel settore della chimica analitica degli aromi: la formalizzazione di metodiche analitiche secondo protocolli che garantiscono l'avvenuta sperimentazione è peraltro un aspetto particolare della qualità in analitica. Sempre chi scrive ha voluto per primo promuovere e credere nella certificazione di qualità secondo norme UNI-ISO per i laboratori di ricerche analitiche e tecnologiche gestiti nell'Università in cui tuttora presta attività di ricerca, da sempre. Tra l'altro, sempre chi scrive ha partecipato per anni, su nomina,, alla commissione di verifica di certificazioni di prodotto per un'ente ufficialmente preposto a espletare tali pratiche.
Mi si perdonerà per questa premessa, fatta soltanto per garanzia di competenza dello scrivente sui principi che hanno dagli anni '75 costituito il fondamento della "qualità" certificata.

Per chi l'avesse dimenticato o avuto accesso solo sporadicamente al "perchè" di una gestione in qualità, si fa presente che uno dei fondamenti della qalità di gestione è stato da sempre quello della "palese verità" o meglio quello della formalizzazione delle operazioni con identificazione chiara dei responsabili delle singole attività. Organigrammi precisi di responsabilità gestionale con chiare firme dei responsabili, e formalizzazione responsabile proprio nella gestione di quelle che si chiamano "non conformità" sono stati e sono i presupposti di una conduzione "limpida" di un sistema qualità, che responsabilizza personalmente chi emette un parere, chi definisce o formalizza una convenzione, chi decide del più e del meno.

Se ci guardiamo ancora più indietro, riscontriamo  che sempre la buona gestione di un sistema ha punito la codardia e osannato chi non ha temuto di attribuire a chiare lettere a se stesso la paternità di un pensiero o di un'azione.  Non esiste invece azione più "stupida" di quella che si compie nell'anonimato. L'attributo di "vigliacco" è immeritato per chi anonimamente esprime un giudizio senza permettere la chiara identificazione di se stesso attraverso una firma: chi non firma, ritengo, ha diritto soltanto all'attributo di "analfabeta". Quello di "vigliacco" è un epitato da attribuire invece al poveraccio che ha paura, che è menomato nell'essere, e che non ha stima di quello che fa perchè consapevole di non saper esprimere verità. Chi ha paura, in definitiva, è un povero disgraziato! Quello di "analfabeta" invece è l'epiteto più appropriato per chi non firma, e tale epiteto è più specificamente meritato da chi non firma e crede di poter raggiungere una posizione sociale soltanto in conseguenza della frequenza ad un corso di studi.

Orbene, pochi sanno che la valutazione della qualità della didattica soggiace nel mondo d'oggi al concorso di giudizio espresso ANONIMAMENTE da una classe nei riguiardi di un docente. I pareri anonimi vengono addirittura valutati con l'onore della statistica...........ma chi è quell'improvvisato inventore di questo sistema di valutazione della qualità? Da vero analfabeta, l'inventore di questo sistema di valutazione della qualità vive nell'anonimato. Fa bene a non vantare con chiara firma la patrernità di un siffatto sistema: non ha avuto tempo di informarsi sui veri fondamenti della qualità, o forse pur leggendo non ne ha capito l'essenza o forse davvero non sa leggere......

Siamo gestiti da un governo che si vanta di voler attuare delle riforme: ma perchè non riformiamo per prima gli analfabeti che credono nel principio della statistica basata su dati forniti da lettere anonime?