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17 gennaio 2016

Finalmente l'lintervento del Procuratore capo di Lecce sul tema Xilella fastidiosa

Un olivo colpito da xilella emette nuovi germogli in campagna di Matino (Le)



Ascoltando la trasmissione  "Presa Diretta" del 17 gennaio 2016 su Rai 3 si prova un senso di riconoscenza piena per l'intervento della magistratura sulla faccenda "Xilella Fastidiosa":  logicamente non perchè l'indagine ha condotto a identificare degli indagati, ma perchè dalla voce di un magistrato è stato diffuso un risultato di sperimentazione che avrebbe consentito di generare dubbio sulla opportunità di produrre interventi devastanti a carico degli alberi di olivo, basando il tutto su conclusioni non certe. Non è certo, infatti, che sia la Xilella l'unico possibile agente capace di provocare il fenomeno di essiccamento.
Finalmente in corso di trasmissione si è sentito parlare di stato di abbandono delle coltivazioni, o quanto meno della scarsa cura tenuta nella cura degli olivi da parte di molti, e per anni. Finalmente, inoltre, si è detto che la Xilella è presente anche in alberi che non presentano il dissaccamento e che la Xilella non è stata identificata come infestante in alberi che mostrano disseccamento evidente.
L'intervento della Comunità Europea sarebbe quindi da considerare non certamente risolutivo. D'altra parte molti cittadini  U.E. confondono ancora lìolio d' oliva con l'olio minerale. La decisione di distruzione degli alberi circostanti quelli chiamati "infetti" può derivare soltanto da chi non sa che alcuni sperimentatori hanno ottenuto risultati interessanti in senso risolutivo del problema semplicemente attraverso interventi di cura non radicale ma intelligente: distruzione limitata alle parti evidentemente secche e attuazione di concimazioni minerali. Se ne è accennato anche in questo sito web da tempo.

Si coglie l'occasione, da parte di chi scrive, per considerare ancora una volta quanto sia diffusa nel Salento la cattiva cura da parte di molti proprietari e/o coltivatori per le "proprie" olive. Lo smisurato interesse per gli interventi di "integrazione" ha condotto per anni a produrre olio lampante e non olio extra vergine nella zona. Basta considerare lo stato di arretratezza dei sistemi che si ha modo di rilevare negli interventi di "raccolta" per piangere sulla sorte di terreni che non si immagina come possano produrre ancora qualcosa.

fernando.tateo@unimi.it