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29 dicembre 2015

A proposito di oli di oliva ”extravergine”


I quotidiani hanno divulgato giorni orsono la notizia del reperimento in mercato di oli di oliva con dichiarazione "extravergine" indebita. Sul sito web di "Ars Edizioni Informatiche" a proposito di "Informazione Alimentare" compare da qualche giorno una news a firma di Fernando Tateo che esprime parere di inopportunità di divulgazione di notizie "scoop" senza sufficiente argomenazione tecnica sulla specifica problematica.
Fra le notizie riportate a carico di prodotti "illecitamente denominati extra-vergine" v'è quella della menzione di esami "sensoriali" i cui risultati non sarebbero risultati positivi per la classificazione "extra vergine".
Questa breve nota non vuole disconoscere il significato degli esami comunemente detti "organolettici", previsti fra quelli voluti dalle norme di classificazione degli oli di oliva, ma certamente limitarne il significato. Indici chimici ben più significativi sono previsti dalle norme per un giudizio, ma non ne ho rilevata precisa menzione.

In questo ed in altri campi dell'informazione si commettono quotidianamente errori in nome proprio della " liberta' di informazione". Perchè un'informazione sia utile (il suo costo ne impone l'utilità) occorre che assolva in primo luogo al compito di migliorare la consapevolezza del lettore su fatti e argomentazioni relative ai fatti stessi, che possano però essere utili per il lettore. Nel caso specifico, sono mancate proprio le informazioni utili sulle dinamiche della produzione e sui relativi costi, oltre che sul sistema della "battaglia dei prezzi" che la GDO ha inevitabilmente instaurato. Senza voler ripercorrere le tappe di quanto già detto, concludo su una considerazione di ordine generale: le informazioni, quando non sono accompagnate da riferimenti alle dinamiche del mercato, ai costi di produzione, all'informazione sui prezzi minimi che una qualità impone, hanno solo il sapore della volontà di discredito del nostro Paese nei confronti di altri che hanno ben poco da insegnare a noi, almeno in alimentazione.

Ma questa tendenza al disfattismo generale si nota anche nel trasmettere, con accento abnorme, le notizie su morti violente, stupri, appropriazioni indebite, ecc. che i media  propongono con dovizia di particolari inutili  ogni giorno. Ma che volto l'Italia offre a chi la conosce attraverso la cronaca? Quale utilità per il consumatore?
E se si cambia canale ci si imbatte in notizie altrettanto inutili: i viaggi di molti che ci rappresentano e le "previsioni" in % su ipotetiche elezioni espresse anche con valori che vanno oltre la cifra intera. Uno studente mi ha chiesto giorni orsono se le norme di significatività statistica che ci affanniamo a trasmettere nel campo dell'analitica siano o meno da considerare valide anche nel momento in cui si comunica che il partito "X" gode di simpatia da parte del 40,2 % degli italiani. Ci aspettiamo a questo punto che, a riprova dell'efficienza di informazione, le previsioni di gradimento per un personaggio o un partito siano espresse con quattro cifre decimali.

Intanto si divulgano notizie sulla "non italianità" di oli extra vergine reperiti in Puglia. Ma con quale criterio ci si meraviglia di ciò se proprio l'UE permette e incrementa l'importazione agevolata sul nostro territorio di oli di oliva tunisini, ad esempio? La stampa non fa menzione sufficiente in tema di provvedimenti UE che non sortiscono se non l'effetto di incentivare ad inottemperanze nella produzione e nell'etichettatura degli oli di oliva.

fernando.tateo@unimi.it