-

2 gennaio 2020

Tolo Tolo........superati i limiti del brutto inutile.



Che un film debba servire a dimenticare, vivendo due ore di problemi altrui, è più che comprensibile. Si fa anche di peggio per dimenticare i propri problemi quotidiani.
Ma che si possa assistere fino alla fine di un film-polpettone come quello regalatoci da Checco Zalone proprio a Capodanno è proprio volersi male.

Non ho cercato motivazioni per stare dall'una o dall'altra parte: ho subito intuito che si trattava di uno sforzo sovrumano per superare le barriere del comico per entrare in altra dimensione. Il problema è che almeno la dimensione occorre esplicitarla, altrimenti,come si usa dire, non si va da nessuna parte. Forse è proprio questo che il pugliese voleva raggiungere: l'agnosticismo da parte dello spettatore, che non capiva più se dovesse ridere o pensare. Che quella potesse essere una "pellicola" per lasciar pensare è molto dubbio: vi sono argomentazioni fatte da gente del mestiere che riescono a far pensare, e non solo a parteggiare. Quindi che fosse un comico noto "alla barese" a far pensare mi sembra utopia: occorrono altre menti per ragionare su un processo così difficile da connotare come "invasione" piuttosto che come "integrazione", o piuttosto come triste frutto di bisogno e miseria. Non basta un comico come Zalone per trattare un argomento così spinoso in chiave pseudo-drammatica e culturale. Non basta citare il paese di Spinazzola per far ridere, perchè la citazione non fa affatto ridere, in specie chi da quei luoghi deriva ed in cui ha anche vissuto anni difficili. 
Mi viene il dubbio di pensare che Checco Zalone non abbia mai visto "Ladri di biciclette" o "Roma città aperta" e neanche "Guardie e ladri" o neanch "La vita è bella"....sembra che viaggi su un binario a sè, senza storia. 
Io penso che nessuno pretendesse da lui un'opera magna: tutti s'attendevano una terza dimensione, ma senza tradire le magnifiche idee che aveva espresso nei precedentii film, ove le problematiche diun'Italia persa trapelavano con garbo ed anche con comicità. Lo strappo di un passaporto mi sembra opera solo di cattivo gusto, troppo spinta per un comico che ha deciso di non far più ridere. 
E' tutto un problema di scuola: a noi si spiegava che il teatro aveva ai tempi la funzione di fare "catarsi", serviva a "corrigere mores", oggi non capisco se a Checco Zalone qualcuno lo abbia mai detto.
Plaudo sempre al suo modo di fare cassetta, di cogliere l'intimo spensierato di un certo pugliese, di saper creare brani musicali intelligenti: ma faccio preghiera perchè lasci stare il film impegnato, e preferisco dirlo nel suo linguaggio: "nan jè cose pe' jedd". 
Tra l'altro avrei preferito non vedere utilizzare l'affetto contratto da un bambino come punto di forza: lo ha fatto Charlie Chaplin, lo ha fatto Totò, e non sto a citarne altri, che facevano davvero piangere. Lui non ha fatto piangere, non ha fatto ridere, ed ha voluito uscire fuori dal suo seminato, già ricco di altri modi di fare.
Riempirà le sale, buon per lui: ma non per chi sperava di vederlo al pari di quanto fatto in altre occasioni. Consigli? Chi non ha mai riempito neanche un cinema parrocchiale non può permettersi di dare consigli, ma pareri sì......eccol: Tolo Tolo non è neanche un film "panettore", è un film polpettone, con intonazioni sul tragico, senza volerlo. A meno che l'intento non fosse proprio quello di mostrare il lato tragico della storia: ma in questo caso si sarebbe preferita una posizione decisa, quale che potesse essere, con tanto di critica aperta verso chicchesia. In realtà gli F 24 e l'IRPEF non hanno nulla a che vedere con le cicogne.

Fernando Tateo