-

28 agosto 2019

Governo nuovo....in che?


Qualcuno crederà che colui che scrive in questo sito web voglia affrontare l'argomento  "politica"  nel senso attualmente inteso su quotidiani e televisione: non è così. Non si intende aggiungere nulla a quello che già si fa: una radiocronaca di ipotesi in cui si citano quelli che sarebbero gli attori di una  rappresentazione teatrale che a "miseria e nobiltà" non ha nulla da invidiare.
Quello espresso è il sunto di quanto ritengo sia diventata la "gestione della cosa pubblica": una improvvisata commistione di parole e di scene trasmesse da attori che vere scene non ne hanno calcate mai e che non leggono quanto già scritto intorno al governo di un popolo da parte di più di 4000 anni e da una miriade di veri critici e cronisti che scrivevano in lingue, ahimè !, non note alla più parte degli attuali gestori del linguaggio politico di oggi. 

Non condivido, è questo che si vuole in realtà dichiarare, la noiosa creazione di termini usati "ad effetto" che di effetto non ne hanno. Abbiamo iniziato, da ca due anni a questa parte ad inneggiare all'idea del "governo del cambiamento" che di effetti non ne ha avuti in misura adeguata ad una linea politica vera e propria, e siamo finiti al blateraggio della "discontinuità", presentata addirittura come contenuto essenziale della proposta di un gruppo politico che sfortunatamente è discontinuo in tutto. 
Per parlare di discontinuità positiva occorrerebbe prima definire cosa si intende per "continuità" e dimostrare che nella continuità si annida il gran mare del danno che si è abattuto recentemente sul popolo italiano. Con tutto il rispetto, per parlare di discontinuità come "simbolo di una politica" nuova, occorrerebbe scrivere un trattato che esprima cosa sia la dinamica della continuità e che specifichi i danni da essa prodotti. Ciò presupporrebbe di poter dimostrare come in poco più di un anno si sia realizzato un disastro attribuibile a continuità.....

Lo scrivente identifica il termine "discontinuità", per riferirci agli avvenimenti che coratterizzano l'attuale attuale crisi di governo, nel comportamento di chi ha instaurato per la prima volta un criterio di lotta, di tipo verbale assolutamente inusuale. Certo nella inusualità di espressione e di modo nell'aggredire  un ministro e suo "vice" , si può identificare una discontinuità di comportamento. I modi "non accdemici" adottati da un universitario, quelli sì che si può ritenere costituiscano "discontinuità" . Se quelli adottati recentemente in occasione di un discorso ufficiale tenuto da un universitario sono i nuovi modi a cui dovremo assistere nel futuro, si può capire quanto sia stato atto grave l'aver trascurato da molti anni dai governi italiani la cura per la pubblica istruzione. Posso dirlo da universitario, senza alcuna tema di poter essere confuso come uomo di parte (non sono grillino, non sono leghista, nè comunista, nè fratello d'Italia), "quei modi non sono accademici" e preludono alla instaurazione di gravi dubbi su quanto ci si possa attendere da "direzioni bis". Anche in un comune consiglio di Facoltà, ove non si discutono cose di gravità paragonabile, non sono consueti gli attacchi diretti in quel modo. Mi riferisco al modo "accademico" da adottare nei litigi fra gente di cultura: e non si eccepisca che fra accademia e politica ci siano differenze in termini di buon gusto.

Una considerazione su cui fare attenzione: non sento litigare salla sedia di ministro della pubblica istruzione. Anche in questo prossimo governo quel ministero continuerà ad essere occupato da un ingegnere in teorie spaziali o da un grande esperto in logiche di mercato? Mi sarebbe piaciuto veder litigare sulla opportunità di scelta di un esperto in programmazione della ricerca scientifica, o almeno in didattica. Ma, ciò che è grave, è che i giovani che tanto vengono citati come destinatari di un mondo migliore, siano sempre gli ultimi a fare opposizione. Certo!, si offre loro lo scenario di universitari cooptati a fare tuttì'altro che il loro vero mestiere per cui sono remunerati.