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8 aprile 2018

Cosa possiamo aspettarci ancora...

Ormai abbiamo visto quasi di tutto: governi improvvisati, partiti politici improvvisati nei programmi e nelle idee, laureati sortiti da triennalismi improvvisati, aziende improvvisate da imprenditori altrettanto improvvisati, dirigenti d'azienda improvvisati......presentatori improvvisati, attori improvvisati, comici improvvisati, cantanti improvvisati...ecc. ecc.
Ma il termine "improvvisato" ha un significato univoco e ben definito?

Io penso che si possa parlare di improvviosazione tollerabile in senso compiuto solo quando ci si riferisce ad una prestazione musicale nel corso della quale uno strumentista abbandona il tema previsto dalla partitura e rispettando solo l'insieme e la sequenza degli accordi previsti dal tema, presenta all'ascoltatore una diversa versione del tema stesso. Di norma, al termine di una sequenza di improvvisazioni svolte sullo stesso tema da più strumentisti, il compklesso musicale ripropone il tema previsto dalla partitura, quasi a voler ricordare che il tema d'inizio non è stato abbandonato ma è stato soltanto "interpretato".

L'improvvisazione, nel caso classico del jazz preso prima come prototipo di situazione "propositiva" vissuta da un musicista, è quindi lontana da sregolatezze: il tema è, all'orecchio dell'ascoltatore esperto o anche semplicemente attento, sempre riconoscibile anche durante l'improvvisazione più spinta, perchè basato su una malodia (gli accordi) che non si modificano, in rispetto di quanto l'ideatore del "pezzo" ha scritto in partitura.

L'improvvisazione a cui si assiste troppo stesso quotidianamente è invece avulsa da qualsiasi regola di base: non è ricerca di una diversità di interpretazione di un tema che debba guidare il tutto, per esempio quello del rispetto delle regole di quella educazione culturale che si racconta spesso di aver raggiunto negli anni.
In conseguenza di ciò, possiamo aspettarci di tutto; dall'uso della fatidica parola "rottamazione" a quella che si identifica come "preclusione" al dialogo: ma che impressione si prova quando si assiste al comportamento "spocchioso" di una serie di personaggi, da noi voluti come gestori della cosa pubblica, che non rispondono o rispondono in modo sgarbato alla domanda di qualcuno che è lì a tentare di ricevere una dichiarazione o un "pensiero"?

Per me quella spocchia è proprio segno di "improvvisazione di mestiere", molto lontana dall'armonia che dovrebbe guidare la gestione della "COSA PUBBLICA": manca il rispetto di due "accordi" che si chiamano "educazione" e "cultura".