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10 settembre 2017

Qualcuno continua ad affermare che l'Italia è un Paese sviluppato

Sembra che molta gente, e di quella che si dice che conti, viaggi soltanto in auto percorrendo vie agghindate per l'occasione della visita programmata: niente di diverso da quello che succedeva negli anni in cui la miseria dominava ma pannelli giganteschi coprivano il pressappochismo architettonico di palazzi altrettanto malmessi.
Non è certo questa una considerazione di tipo nuovo: ma quando la smetteremo di inneggiare ai discorsi sullo sviluppo economico tenuti in aule fastosamente preparate per l'arrivo degli stessi personaggi? E quando la smetteremo di trasmettere in televisione gli stessi discorsi? Forse dovremmo eleggere l'italia intera a Paese di Carnevale, convincendo Putignano, Viareggio, Ivrea, ecc. a cedere le armi in onore di un Carnevale globale e perenne che si svolge nell'Italia intera come "contenitore unico".

Il problema è che l'Italia Unita non sembra mai esistita, benchè i libri di storia si affannino a presentare i confini comprendenti una serie di territori che storicamente hanno avuto padroni di variegata qualità.

Finalmente a fare considerazioni pertinenti sul tema è comparso un "commento" di Renato Besana su "Libero" di Venerdì 8 settembre 2017. Correggendo un motto che Massimo D'Azeglio pare non abbia mai proferito, si legge nel testo del Besana una corretta considerazione:
"gli italiani sono una nazione cui per secoli mancò l'occasione di fare l'Italia" ed ancora "siamo una comunità in cerca di uno stato".

L'autore ricorda che "....quello messo in piedi dal Risoergimento non ci somiglia. In esso dal suo nascere, si mescolarono e si contrapposero in una serie di conflitti irrisolti questrione nazionale e questione sociale". E ricorda ancora che Vincenzo Cuoco  "aveva scritto nel suo saggio sulla rivoluzione napoletana che la coltura di pochi non aveva giovato alla nazione e così il resto della Nazione quasi disprezzava una coltura che non l'era utile e che non intendeva".

"Da quel punto", dice l'Autore, "non siamo progrediti e anzi non si possono che registrare arretramenti".

Mi fa particolare tristezza vedere inneggiare in televisione all'esistenza di una pregevole industria pugliese, e non registrare il vero stato di difficoltà in cui versa il meridione intero. Quelli che contano oggi non mi scriveranno perchè io possa invitarli ad andare in visita in mille luoghi di degrado di cui loro non parlano ma che solo l'uomo comune conosce.