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2 luglio 2017

Un concerto x 130000


Mi diceva qualcuno come la senzazione del veder passare gli anni venga spesso accompagnata dall'insorgenza di una generale insopportazione o almeno difficile sopportazione delle più plateali espressioni della gioventù: bacio in pubblico, stravaganza nel vestire, ed altre simili.

Non rilevo ancora l'insorgere, in chi scrive, di tali segni di intolleranza verso espressioni che passano tuttora per "giovanili": che non si potesse andare a scuola, una volta, con dei jeans volutamente strappati in punti "chiave" chedo che non fosse il segno di intolleranza di principio verso i giovani, ma che fosse il risultato di giusta valorizzazione di quanto potesse significare "disporre" di pantaloni magari sdruciti, ma accuratamente rammendati da madri capaci ed orgogliose dell'ordine impartito ai propri figli.

Abbiamo anche imparato quindi a non far caso per il dilagare di "chiamiamole mode" del tipo esemplificato prima, anche se l'invenzione dei pantaloni rotti mi sembra cretina in partenza: è di fatto offensiva nei riguardi di quei genitori che oggi possono consentire ai propri figli di mostrare pantaloni integri dopo averne loro utilizzati di rotti in gioventù.

Quello che non credo possa si possa però accetttare supinamente è l'ostentazione sempre maggiore di risultati stupidi: in RAI-TV, fra i successi vendutici come tali, vè anche la notizia dei raggiunti e superati 130000 presenti al concerto di un tale che non mi sembra abbia scritto il Concerto per Violino in B-Dur KV 207, nè abbia composto la Rapsodia in Blue nè abbia la voce e il composto comportramento di uno dei Bitels, nè sappia indossare ancora il cappello dalla parte giusta.

Nella stessa serata si è presentata come "raggiunta" la soglia di un certo numero di migranti affamati, e si è presentato il solito scamiciato che ci arringa "ma in camicia bianca" sui risultati della sua presa di potere di qualche anno fa.

Ma quanto di più insulso  è intanto presentare, a fini culturali, cosidette "interviste" fatte a giovincelli invasati non direttamente paganti del biglietto d'ingresso a concerto, che pronunciano ululando frasi del tipo "tutta la vita!", "non è un concerto, è la storia!" pur non serbando fra i ricordi che la storia comprende anche Robespierre, la fine di Maria Antonietta e quel Luigi che era noto non aver l'abitudine di lavarsi.