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8 febbraio 2017

Il Prof. Michelino Calabrese non c'è più

Michele Calabrese (quarto da sinistra) e gli attori di ”Arcobaleno 1955-56”

Cari Lettori, scusatemi se uso una pagina del sito per dare una notizia che probabilmente non interessa molti di voi.
Devo farlo per il gran dolore che provo nel comunicare che da ieri non c'è più Michelino Calabrese (Mola di Bari): è andato via con i suoi scritti ed i suoi testi sotto il braccio,con il suo andamento un po triste, con i suoi tanti dolori e incomprensioni di cui è stato vittima, con il suo entusiasmo mai sopito per il teatro.  Riuscì ad invitare anche Eduardo De Filippo a visitare il suo paese per un evento culturale da lui promosso.
Professore di lettere presso il liceo scientifico, ha usato la sua vita per il bene culturale del suo Paese: ha amato tutti, i ragazzi più abbandonati cui impartiva lezioni senza lucro, gli amici cui offriva la sua pacata parola di comprensione nei momenti più difficili, il suo dialetto di cui ha scoperto e studiato i più reconditi contenuti, la musica e il teatro che ha promosso nel suo paese da sempre per tentare di combattere l'atteggiamento chiuso e retrivo del mopndo che gli stava di torno.
Era entusiasta di tutto, delle "recite teatrali" parrocchiali in cui ha introdotto anche me da ragazzo, della  sua "rivista musicale "Arcobaleno" di cui scriveva non solo i testi ma in cui inseriva improvvisati attori, in cui inseriva "orchestre" create sulla sola scorta del voler sortire dalla noia, della collaborazione che ha sempre dato a tutti coloro che gli chiedevano di collaborare in imprese grandi e piccole di oridine culturale .Studioso di storia locale, aveva conoscenza di tutte le sevizie culturali che il popolo subiva da parte di "nobili" che avaveno per  "mestiere" la gestione del sopruso e della violenza verso la classe più povera, in epoca trascorsa.

Ritenendo di dargli onore, ricopio qui di seguito il testo che Michelino Calabrese scrisse su mio invito per un libro da me pubblicato con Editore Cacucci dal titolo "Gli Insonnii rivisitati. La musica nuova di Niccolò van Westerhout" (2010)
 
"......Van Westerhouth nacque dunque e Mola, piccolo borgo con poco più di diecimila anime nel 1857, alla vigilia della proclamazione del Regno d'Italia (nel plebiscito per l'annessione si contarono 1920 "SI" e nessun "NO") e si trovò quindi a vivere in una terra oberata di problemi che in sintesi si possono condensare in una sola parola: la miseria. Nella sua città natale, uscita da poco dal dominio feudale, il divario economico fra i ricchi possidenti ed i nullatenenti era abbastanza evidente, ancor oggi è possibile vedere questa situazione osservando l'assetto urbanistico di quello che viene chiamato centro storico: grandi palazzi nella piazza e nelle strade principali cui sono addossate le catapecchie e i tuguri della povera gente, quelle povere dimore dove periodicamente faceva capolino il colera. Le strade, in genere viuzze tortuose, erano quasi tutte prive di pavimentazione;le strade di accesso alla campagna erano ricoperte periodicamente dalla brecciolina, sicchè d'estate erano polverose, d'inverno fangose. Ne sapevano qualcosa i bambini che generalmente passavano la maggior parte della giornata in strada. La popolazione traeva sostentamento dall'agricoltura o, sia pure in quantità ridotta, dalla pesca. Gran parte della popolazione era dedita all'artigianato, ma non mancavano le piccole industrie come la concia delle pelli, la fabbricazione dei ceri, o del sapone, industria che era famosa anche nei dintorni ove era diffuso il detto "...Ma và a fare il sapone a Mola.....", espressione che  costituiva ingiuria.
E'importante ricordare che spesso gli artigiani avevano un doppio mestiere per arrotondare le entrate: per esempio il riparatore di sedie faceva il banditore pubblico, il barbiere faceva il paraninfo, uomini di ogni erà, tempo permettendo, praticavano la pesca nelle piccole cale della costa o frugando fra gli scogli per catturare i crostacei che vendevano nella piazza del paese. Molti erano suonatori dilettanti o facevano parte della banda musicale cittadina che, è bene ricordarlo,non ha mai raggiunto un buon livello come quello dei più famosi complessi musicali dei paesi vicini (per esempio Conversano)...........Anche nei proverbi molesi è documentata la scarsa impoprtanza del complkesso bandistico locale. "A banne de Maule, zètere e murtcidde", si diceva, e cioè "la banda di Mola era adatta solo per impegni di poco conto come gli sposalizi ed i funerali dei bambini".

(continua)