-

29 febbraio 2016

........una novella

Vi racconto una novella che era destinata, insieme ad altre, alla pubblicazione. Chissà se avrò voglia in futuro di pubblicarle davvero tutte e quindi preferisco anticiparne una qui, per pochi lettori.  Ogni riferimento a fatti e persone si deve intendere come puramente casuale. 
                                                                                                                                                                    Fernando Tateo

La raccomandazione

 Attendeva il calar della sera, un contadino in un Paese che chiameremo M. (ve ne sono tanti di Paesi, in quella provincia del Sud, più di ottanta), e stava seduto fuor di casa sua su una seggiola destinata a risultar presente, quasi da testimone, a quanto accadeva fuori dell’uscio, occupata da vari componenti della famiglia in ore diverse del giorno. Era questa una bella maniera di stare in casa propria e di metter naso sui fatti altrui: la seggiola era il più delle volte rivolta verso l’uscio e non verso la strada, quasi a significare che l’occupante fosse soltanto fuori per goder dell’aria e non per catturare spunti di vita altrui. La sera, quelle sedie crescevan di numero, si creavano crocchi di donne ciarlone che dicevan di tutto, perché sapevan di tutto e di tutti. Mi toccò una volta di passare di fianco ad uno di questi crocchi di gente seduta per strada, nel mio Paese di origine, per sentirmi cantar di dietro le spalle: “chi lascia la via vecchia per quella nuova, sa che lascia non sa che trova……” era un messaggio a me diretto che, uso a passar per quel vicolo in compagnia di una ragazza che abitava poco distante di lì, m’ero fidato di passar per lo stesso luogo accompagnato da un’altra compagna di scuola. La frase l’ho riferita in lingua italiana, ma quella utilizzata era in realtà un’espressione rigorosamente dilettale, che non riferisco perché nulla s’aggiungerebbe in tal modo alla poesia del fatto in sé.

Orbene, il contadino era lì ad attendere il suo turno di notizie, ed era decisamente annoiato: pochi erano i passanti, i più erano indaffarati e il pomeriggio si presentava particolarmente monotono. D’un tratto vide che da una casa dabbene, giusto situata di fronte all’uscio di casa sua, ma sul lato opposto della strada, saltar fuori il personaggio che il quel Paese contava tanto perché “deputato”, a Roma!, per il partito che allora.....contava. L’uomo con fare d’urgenza era infastidito dalla presenza di un quasi testimone, in quanto la sua era una vera e propria “fuga”: lo si deduceva dalla fretta che mostrava, dall’attenzione che poneva nel chiudesi la porta alle spalle, non volendo far rumore, e dal passo assai frettoloso che aveva nel dirigersi verso l’auto posteggiata poco distante. L’uomo appollaiato sulla sedia in attesa di avvenimenti, non credeva ai suoi occhi e si chiedeva il perché di quell’urgenza:  proferì il “buonasera don…..onorevole”, gridando la frase alle spalle, quasi a chiedere “ma perché non mi saluti? t’ho ben votato nell’ultima legislatura!” Nella sua voce era insita la domanda: ma che modi son codesti?

Un gesto della mano, affrettato, fu quel che guadagnò dall’ “onorevole” che intanto si era introdotto in auto e filava a tutta corsa verso il fondo della strada.

Ma non era finita. Da un uscio contiguo a quello attraverso il quale aveva guadagnato la fuga l’onorevole, dalla stessa abitazione,veniva fuori con mano minacciosa levata in alto, uno sconosciuto, di quelli che a vista si sarebbe detto “signore” ma che invece bestemmiava come non mai in direzione del fuggitivo e diceva: “ma ce ‘ommo ca sinti, sangue de la….e concludeva la bestemmia facendo nome di donna ormai in cielo da tanto e notoriamente senza peccato”.

Il contadino che aveva asistito alla scena non potè fare a meno a questo punto di interrogare il bestemmiatore, chiaramente chiedendogli cosa fosse successo di così grave. Anzi, vedendo duramente provato dalla rabbia l’uomo che aveva rincorso invano l’onorevole, il contadino si sentì in dovere di offrirgli una seggiola, prelevandola dall’interno dell’uscio di casa sua, di quelle a portata di mano per la riunione serale. “Settate quai!” proferì, e…..dimmi che cosa è successo!”.

L’uomo si lasciò andare sulla seggiola, costernato, scuotè la testa più volte e cominciò:

  • Ma sai chi è quello là ? si….quello che è fuggito.

  • Come non so chi è, abita qui da sempre, lo conosco ed è l’onorevole………fa studio il sabato, lo vediamo solo il sabato, perché ritorna da Roma, ma sai quanta gente viene a trovarlo? Ma, signoria, non eri di quelli che era nel suo studio oggi? T’ho visto venir fuori dall’uscio dei clienti, ma eri l’ultimo?

  • Per l’appunto, rispose l’uomo. Ma sai cosa mi ha fatto? Se n’ è scappato prima di ricevermi, ero venuto a chiedergli un favore, è scappato dalla porta posteriore del suo studio, non sapevo che ci fosse, io ero nell’anticamera…..

  • Ma….domandò con imbarazzo il contadino….lo conoscevi l’onorevole o eri venuto a trovarlo per la prima volta?

  • Certo che lo conoscevo: era venuto varie volte a chiedermi di intervenire con i miei dipendenti perché, insomma,….voleva il voto.

  • E allora?

  • Allora…….ero qui con un mio nipote da raccomandargli….per un posto, era la prima volta che gli chiedevo un favore, sai? Mio nipote è un chimico…..bravo e volevo che lavorasse a Brindisi……lì hanno costruito una bella fabbrica, che produce plastiche…..ma nell’attesa se n’è scappato senza neanche sentirmi! Che cosa avrebbe perso ascoltandomi? Non pretendevo che mi dicesse subito “sì, è possibile”; volevo almeno evitare di far questa figura con mio nipote che è li, che ancora a crede che di poter essere ricevuto..

    Intanto, tenendo il cappello fra le mani, il buon uomo lo faceva ruotare tenendolo per le falde e si ripeteva:

    - Ma perché? Sarebbe stato più facile dirmi: “vedi, non farti illusioni, io non raccomando nessuno……..”

    - Ma che t’aspetti da quella gente?…..disse il contadino, “non possono mica accontentare tutti quelli che vanno a trovarli”, ed aggiungeva “sapessi, è una processione…….”

    - Ma quando hanno bisogno, replicò il buon uomo, vengono sì a chiedere, prima delle elezioni…..e noi facciamo di tutto, quello che è possibile, e quello lì i miei cento voti li ha presi, e a quel tempo non scappava via.....

    - E’ per non saper che dire che l’onorevole è scappato senza riceverti, e forse non sapeva veramente come dirti che non poteva sdebitarsi! – replicò il contadino.

    Il colloquio continuò sullo stesso tono per non pochi minuti.

    Ad un tratto un giovane uscì a sua volta da quell'abitazione da cui l’”onorevole” era fuggito; il giovane si diresse verso il suo sostenitore, e disse pacatamente “Andiamo, zio?”. L’uomo si rincuorò, non s’aspettava un così responsabile e pacato comportamento, da un giovane… per di più speranzoso fino a pochi minuti prima di trovar soluzione “politica” al suo bisogno di trovar lavoro.

    Sciammene (andiamo via), sciammene…..- disse l'uomo dabbene - e grazie della comprensione! , e abbandonando la sedia con fatica …… “ci lu vidi, dico l’onorevole, dinne che da don Cici nu se fazza chiù vidire…..strunzu ca ede…!.” .