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13 gennaio 2014

Qualcuno afferma di poter sentenziare sul tema della diversità dei meridionali

Liceo Quinto Orazio Flacco – Bari

Leggo sulla rubrica "spettacoli, cultura, sport" de La Repubblica di giovedi 9 gennaio 2014 una specie di recensione di un volume di Emanuele Felice in vendita a partire dalla stessa data con il titolo: "Perchè il Sud è rimasto indietro"(Ed. Il Mulino).

Non ho letto ancora questo volume, ma quanto scritto in recensione non mi pare consenta di dare alto credito alle ipotesi che verrebbero addotte in risposta al "perchè......". Forse, e chi ora scrive lo vuol credere, la recensione è ben altro che il contenuto originale dell'opera, ma talune affermazioni lette in recensione lasciano immaginare che la voglia di scrivere in tema di storia economica (il volume è presentato come un'opera di storia economica) abbia condotto a confondere certo involontariamente fra storia e conseguenze di un percorso storico, che sono ben altra cosa.
Intanto, non credo sia necessario ripercorrere gli stereotipi e quindi le risposte facili alla domanda sul perchè il Sud sarebbe rimasto indietro se proprio si volesse dimostrare che tali risposte facili siano sbagliate. Intanto l'autore, se la recensione è fedele al contenuto del volume, ponendo la domanda sembra proprio che consideri scontato il fatto che il Sud sia rimasto indietro di centocinquant'anni!
Si legge infatti che "....Una prima risposta (forse la più facile) fa appello alla diversità, congenita o addirittura genetica, dei meridionali". Così recita l'articolo/recensione. Questa frase intanto l'avrebbe semplicemente rigata di blu un docente liceale. Mi piace immaginare come Leonida Altomare, mio docente di italiano al Liceo Quinto Orazio Flacco di Bari, avrebbe spiegato come l'uso del termine "diversità" imponga l'esplicitazione, in primis, di un termine di paragone. Diversi da chi? dal mondo intero? non pare intanto vi siano documentate risultanze di indagini genetiche che possano far considerare "lecita" o "scientificamente provata" tale affermazione.

Facendo ricorso poi alla logica da adottare nel lessico, non si intuisce cosa possa significare l'accoppiata "diversità congenita": forse chi scrive la recensione vuole affermare che l'infelice espressione fa parte di uno stereotipo secondo il quale la diversità dei meridionali dagli altri italiani possa trovare giustificazione nel profondo della struttura del DNA?

Non sono del parere che vi sia necessità che l'autore del volume assolva nessuno, nè che si debbano commentare quelli chiamati "stereotipi", se davvero si vuol affermare da parte dello stesso autore del testo che le risposte facili sono da considerarsi "sbagliate".
Considero inevitabile invece la sensazione di meraviglia che si genera quando comunque si disquisisce sull'affermazione "Il Mezzogiorno è rimasto indietro" o l'equivalente che conduce lo stesso attore della recensione a proporre la domanda "perchè il Sud è rimasto indietro per centocinquant'anni?".

In modo molto brutale e sintetico mi vien voglia di commentare con pari faciloneria per brevità nel modo che segue: forse tanti gestori dell'Italia d'oggi dimostrano invece di adottare nella conduzione della res publica criteri avanzati di 150 anni? Non andiamo oltre......sarebbe difficile limitare il commento a poche righe.

Quello che relega la recensione in questione (o proprio il volume.. per ora non lo so) in posizione letterariamente dubbia e storicamente discutibile (a dir poco!) è il finale: "...chi ha soffocato il Mezzogiorno sono state le sue stesse classi dirigenti", così si legge.
A farla breve contrappongo uno scritto comparso il 14 novembre 1892 sul quotidiano "Il Meridionale" che si pubblicava a Bari e che rieditava un testo apparso sul n.309 di "Epoca" (Genova): Il testo menzionava il Giolitti, non certo nato a Santa Maria di Leuca:
"On Giolitti.......a chi crede di gabellare la vantata ricchezza italiana? - Egli, come indici della nostra prosperità guarda al consumo del carbon fossile, all'aumento di popolazione, alle casse di risparmio e non si è accorto che sono indici di tempi passati e che le nostre risorse sono esauste: che i principali nostri prodotti, vini, oli, sete, stazionano invenduti o di molto ribassati, che l'esportazione scema, che l'industria langue ed è impossibilitata a progredire; che i depositi alle casse sono andati man mano descendendo stante una consumazione improduttiva, che questi stessi depositi rappresentato trasformazioni di capitali delle terre vendute a vile prezzo per la preferita ricchezza mobiliare e che questa stessa tendenza è un segno dei bisogni urgenti della nazione; che l'oro è andato via; che la carta moneta è immensamente aumentata insieme ad una quantità enorme di titoli fittizi.....ecc."
Lo stesso Bruno Vespa in "Il cuore e la spada" (2010) dice di Giolitti che alle elezioni del 1904 fu attento a reclutare nel Mezzogiorno circa 200 deputati di assoluta fedeltà che furono definiti come suoi "ascari": venivano scelti fra i mariuoli perchè potessero essere usati e ricattati con facilità.

Evito di riportare quanto sarà oggetto di un mio volume che presto apparirà, destinato ad evidenziare alcuni aspetti di una realtà che si deve evitare, per buon gusto e per onore di verità, di rappresentare contrapposta ad altre che qualcuno vuol far passare come "avanzate".
Forse le necessità tipografiche non hanno consentito a chi ha redatto la recensione del testo "Perchè il Sud è rimasto indietro" (stesso nome dell'autore?) di esporre in maniera più esaustiva e rappresentativa la sequenza delle tappe storiche che si sono poste come caratterizzanti: compaiono i riferimenti a Francesco II di Borbone, al fenomeno dell'emigrazione e al trasferimento di lavoratori nelle fabbriche del Nord.
Chi afferma che il Mezzogiorno sia stato soffocato dalle sue stesse classi dirigenti sappia che il problema sta nell'identificazione di chi siano stati i veri dirigenti: tanto per cominciare, Garibaldi non fu chiamato certamente dal Sud, ma fu vittima di mire .....diciamo espansionistiche di altri non certo residenti a Torre a Mare...........(*)


(*) la citazione non è casuale: da "Nicola" a Torre a Mare (Ba) si ha la fortuna di non imbattersi mai in pesce imbalsamato in città vantate come essere 150 anni più avanti nelle tecniche di stabilizzazione delle mummie....

Particolare dell’edificio donato da Vito Tateo nel ‘700 a destinazione “ospedale” in Putignano (Ba)