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22 agosto 2014

Charlot mangiava la scarpa: c'e' chi la sta preparando per noi

bandiera Borbonica

Riscontro alcuni giorni orsono che un quotidiano ha pubblicato l’immagine di Charlot che con molta signorilità è intento a mangiare una scarpa. Avevo proposto altra immagine dello stesso episodio della scarpa nella lettera dello scorso Natale in questo sito.

 

C’è chi non ha ancora capito che il fulcro di un’economia in sviluppo si identifica con la stabilità e l’incremento della domanda, cui deve corrispondere una potenzialità di produzione a costi che possano non causare depressione della domanda stessa. Il concetto è così facile da acquisire, da far sorgere seria opposizione da parte di chi sostiene che il mondo dell’economia sia accessibile solo a pochi folgorati da influsso divino o solo a quanti abbiano avuto la fortuna di ascoltare le lezioni di economia impartite da chi ha scoperto che il miglior modo per equilibrare un disavanzo sia quello di prelevare danaro dalle tasche di chi quel disavanzo non l’ha certo creato.

 

Orbene, per incrementare la domanda (quindi favorire gli acquisti e quindi la distribuzione di danaro), occorre che vi sia concreto potenziale d’acquisto, diffuso in modo tale che non risulti solo incrementata la vendita di aerei da bombardamento ma anche la vendita del pane. Se viene a ridursi il potere d’acquisto da parte delle classi sociali più povere, il consumatore di tal genere va in autodistruzione e cioè preferisce andare a spendere i pochi soldi disponibili nell’acquisto di beni non essenziali, la sua vita diviene una corsa verso un benessere fittizio, compera “gratta e vinci”, non crede più nella finalità “etica” del lavoro e decide di svolgere lavoro solo ad alto prezzo. Così il costo del lavoro lievita ad opera dell’intervento di altri approssimati “difensori”, che sostengono sotto bandiere diverse diritti e non diritti. Il sistema finisce per non reggere.

 

Vediamo ora che fa chi si arroga il compito di gestire la cosa pubblica, anche in questo caso sotto bandiere diverse, con la formale legalizzazione di un voto rabberciato all’ultimo momento. Un esercito di rabberciati economisti continua ad impoverire coloro che hanno ancora un piccolo potere d’acquisto, dando forza alla mano esperta di chi detiene il denaro dietro facciate intoccabili, operando prelievi e balzelli. Tanto valeva tenerci i Borboni, che almeno sventolavano una loro bandiera e non parlavano di unità nazionale, tanto inesistente allora quanto oggi…

 

Quanto a noi italiani, siamo di dignità ben lontana da quella dei tempi in cui un Ettore Fieramosca, sentendo un francese proferire ingiuria rivolta ai cavalieri di ventura italici fece pagar cara l’offesa nella Disfida di Barletta, tenutasi nella piana fra Andria e Corato (tredici contro tredici, 13 febbraio 1503). Oggi riteniamo invece che le disfide vadano fatte sui campi di calcio, fra squadre (le chiamiamo ancora così?) composte da “salariati” d’alto bordo, idoli di gente da una parte in cerca di motivazioni, dall’altra interessata in mercati che nulla hanno di sportivo.

 

Pensateci un po’: non erano ancora trascorsi 150 anni dal momento in cui s’era dichiarato esistere un’Italia e già qualche mattacchione pensava di asservirla al peggiore offerente, riuscendoci in pieno e dimezzando il valore di quelle quattro Lire che chi aveva lavorato s’era giustamente guadagnato. Non ho avuto la sventura d’ascoltar lezioni da quei mostri d’economia: credo che se li avessi avuti come docenti avrei avuto il coraggio ed il buon gusto di cambiare facoltà, mentre loro non credo avrebbero avuto il coraggio ed il buon gusto di cambiare in tempo mestiere. Di fatto hanno perseverato: oggi le scarpe da mangiare ce le stanno propinando con condimenti indigesti ed inutili che nulla hanno a che vedere con il rilancio dell’economia.