-

26 febbraio 2014

CAMBIARE SI, MA.......

"figghietta", contenitore d'olio del '900 (*)

Ho comperato anch'io venerdì scorso il libro di Alan Friedman per i tipi della Rizzoli e con titolo "Ammazziamo il gattopardo". L'ha scritto per noi, lui è americano, è fuori dalle nostre miserie d'oggi anche se vive qui. Nell'interno di copertina c'è chi si chiede "perchè l'Italia è precipitata nella crisi peggiore degli ultimi trent'anni" e nello stesso tempo si fa qualche ipotesi: "la colpa è della Germania, dell'austerity imposta dall'Europa, della moneta unica? O della mediocrità della classe dirigente?".

Nel prologo si ritrova giustificazione del titolo, così scrive Alan Friedman:

"...Dobbiamo mandare a cuccia in via definitiva quell'animale, quella creatura che Giuseppe Tomasi di Lampedusa ci ha presentato in modo magistrale come l'esempio massimo della cinica resistenza al mutamento reale: "Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi". Come il giovane Gattopardo durante il risorgimento era senza scrupoli, pronto a fingere di sposare il nuovo per conservare il vecchio, così per decenni gli italiani hanno fatto riforme finte, parziali o nulle, perchè tutto rimanesse com'era."

Non voglio propinare al benevolo lettore di questo sito un mio riassunto dei contenuti del testo, che risulterebbe solo brutta copia dell'originale. Mi è comodo prendere spunto dal messaggio trasmesso con il titolo del libro per fare una breve disquisizione sul significato che può assumere il termine "cambiamento": in definitiva, credo che occorre intervenire e cambiare senza far finta (come si dice giustamente nel libro in questione), ma... c'è modo e modo di cambiare.

....anche a Milano si cambia coreografia senza tuttavia migliorare nulla. Si incominciò, un certo numero di anni orsono, facendo comparire, in una piazza, una fontana da cui fuorusciva e fuoriesce ancora un ago e un filo: forse l'immagine faceva da anteprima alla condizione di straccioni che di li a breve avremmo acquisito e quindi alla necessità di riscoprire ago e filo per rammendare i pantaloni di tutti, fuorchè dei responsabili del cattivo gusto. Comparve poi in altra piazza una struttura che spinse tutti a fare illazioni sul messaggio trasmesso da chi aveva fuso della ferraglia producendo una ruota bucata da ogni parte che ruotava su se stessa anche perche fosse mostrata nella sua completezza: una ruota bucata da ogni parte non può se non lasciar pensare allo sfascio culturale ed edilizio verso cui ci stavamo dirigendo. Sul piazzale della stazione Centrale comparve poi una struttura malfunzionante quanto ingombrante che avrebbe dovuto introdurre a ripensamenti sul significato dell'alba che stava per sorgere, conato verso nuovo rinascimento dell'arte locale: la struttura fu archiviata di lì a poco, sicuramente dopo il saldo delle competenze di coloro che dovevano essere ritenuti i responsabili quell'ennesima bruttura. L'alzaia Naviglio, nello stesso tempo, mostrava l'abbandono di ogni attività di necessario intervento e i residui di una Milano antica venivano abbandonati a se stessi.

Finalmente comparvero i bombolettari, e la città vive ancora nella "curiosità" che suscita l'intervento diurno e notturno degli artisti competenti, su muri spesso appena restaurati alla decenza.

Ma adesso fortunatamente aspettiamo l'EXPO: questo sì che risolverà il tutto! E quindi via libera ai grattacieli e ad un quartiere votato a divenire triste e falso come quello di un ennesimo centro commerciale: a due passi da uno stabile una volta sede del comune oggi abbandonato e non utilizzato neanche a dormitorio per i poveracci senza casa e senza tetto.

A pochi passi di lì, si sono intanto ingegnati perchè non piova nella zona ricavata fra due strutture multipiano che scimmiottano l'architettura di Paesi che possono.....al contrario del nostro.

Ma, ragazzi, c'è l'EXPO che risolverà tutto! Noi avremo da esporre statistiche di crescita del numero di aziende che lasciano quotidianamente l'Italia, di innovazione da parte di industrie che falliscono, di numero di studenti preoccupati che occupano una miriade di università ove tanti docenti fanno disperatamente i docenti e non perdono tempo in ricevimenti inutili con i padroni di quei grattanuvole brutti e ferruginosi.

C'è l'EXPO che salverà tutto! Che abbiamo oggi da invidiare al ventennio ed a quell'incapace che sognava di rivolgere all'oriente le attenzioni di un'Italia povera, regalando a Bari la fiera del Levante con un ingresso sistemato strategicamente su un "bordomare" fra i più promettenti solo per l'impiego come sede per il consumo estemporaneo di angurie?

Giustifichiamo con un EXPO la costruzione di metropolitane, sventrando e snaturando una bella città come Milano per la migliore futura comodità dei frequentatori di quella fiera delle meraviglie che risolleverà le sorti d'Italia? Quasi che fra i frequentatori ed i gestori di quella fiera sia già garantito vi sia una maggioranza di gente che viaggerà in metropolitana...invece che in auto....

Ma hanno mai pensato i milanesi all'amore per lo sperpero che caratterizza tante operazioni svolte a loro utile? Quanto danaro sarà stato gettato alle ortiche varando la brutta sede della Fiera di Rho? Altra cattedrale abnorme nelle misure e caratterizzata già dalla quantità di sporco adeso alle strutture metallo-vetrose ideate dalla stessa pletora di inventori che ha coperto di ferraglia e vetri la zona ispirata ad una Dubai di casa nostra...!

Non sono milanese, ma sono ancora Italiano, vi sono miei antenati carbonari che hanno dedicato la vita al Risorgimento e non mi piace che vengano propinate "ricette" per la salvezza da chi italiano non è. Il buon Alan a pag. 182 espone la "ricetta" della salute in 10 punti ma proprio perchè non è italiano non individua una delle cause più semplici del degrado culturale ed economico attuale: lo "sperpero" generalizzato del danaro.....sotto gli occhi increduli di gente che lavora ancora per il pane e non per il companatico.

 

(*) - ll contenitore mostrato in figura (diam. 10 -12 cm), oggi pezzo da collezione realizzato da V.Del Monaco (Grottaglie), conteneva la quantità d'olio consentita per il fabbisogno settimanale di una famiglia contadina. Il beccuccio era appositamente strozzato perchè l'olio fuoruscisse a filo.