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5 marzo 2020

Difficile attribuire responsabilità a chicchessia, sa solo Dio chi è stato.


Ritengo, con profonda umiltà, che la colpa è di tutti, nessuno escluso.
E' il momento in cui gli oppositori della globalizzazione sembra abbiano ragione; abbiamo allargato troppo i confini? Forse sì!
Una certa responsabilità cade inevitabilmente su chi crede che sul mondo si possa far tutto, anche annullare i confini.
La risposta l'abbiamo forse ricevuta: la terra ha dei confini, forse li ha anche l'universo che crediamo infinito.
Intanto ricorriamo ai confini regionali per evitare il diffondersi di un virus: è l'ammissione involontaria della utilità dei confini.
La mia casa ha confini, il ristorante è confinato anch'esso pur se riceve tutti, le proprietà agricole hanno confini, i confini sono il mezzo di protezione della propria identità, i confini li eliminerà solo Dio quando lui vorrà, è inutile che li si abolisca noi.
Abbiamo solo precorso i tempi....l'onnipotenza dell'uomo ha condotto a credere possibile l'eliminazione del concetto di "confine" che si modifica nel tempo ma sussiste ancora. 
I numeri reali? Gli insiemi? Sono anch'essi dei confini...gli integrali? sono dei confini anch'essi.
Per me, che si tratti di coronavirus o di lezione impartitaci dall'alto, non v'è differenza. L'importante è imparare, ma l'uomo impara solo a migliorare i confini delle scienze, ma con ciò fa soltanto cultura e non annulla il significato del confine, che forse è l'essenza della vita, e non l'abbiamo forse capito ancora.
L'unica colpa sta, io credo, nella nostra sbandierata onnipotenza, che poi si concretizza nella definizione di zone rosse e turchine o gialle. Non ci si rende conto che l'invenzione dei confini è nell'uomo, è la sua più spontanea difesa.

Quando un mio familiare ereditò un pezzo di terreno agricolo e mi chiese cosa dovesse farne per attribuire ad esso un valore, gli suggerii di costruire un muro di cinta, non troppo alto perchè si potesse gardarvi dentro da parte di tutti...un muretto a secco da terrone come me. Quei muretti non impediscono di fatto l'ingresso ma sono un segno della esistenza di una diversità: quello è mio e lo gestisco io, quello è tuo e ne fai quel che vuoi. Se il vicino crede di dover raccogliere le mie mandorle, è sufficiente che superi un muretto....poi torna al suo terreno, senza persecuzione alcuna. 

Da bambino ero proprietario ideale di un gallo bianco con cresta rossa: cresceva con alcune galline, in una "recinzione" attigua alla mia casa. Per me, era il simbolo del "bari", la squadra del mio cuore. Un giorno non lo vidi più.....fu un dolore immenso che porto ancora marcato a fuoco nell'anima. Quando espressi alla mia mamma il mio sentimento di rabbia, lei mi disse pacata che aveva sentito la nostra vicina di casa lamentarsi più volte  di non avere modo di comperare mai della carne, non ne aveva la possibilità. La mamma non mi disse altro se non "Peccato, avrei potuto con il tuo permesso, regalare quel gallo alla vicina, prima che ce lo sottraessero....avrei fatto un'opera buona." 
Non vi fu accenno all'operazione di appropriazione indebita, mi aveva insegnato che il confine si travalica ma che il recinto restava sempre lì.

Scusatemi, credo alla cooperazione universale, ma con il rispetto dei confini: basta un muretto a secco, fatto di pietre una sull'altra, non molto alto ma sufficiente perchè le abitudini non si mescolino.

Fernando Gabriele Giorgio Tateo

fernando.tateo@unimi.it
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