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1° dicembre 2020

Dicembre mi ha portato una canzone.......


Così cantava Nilla Pizzi molti anni fa con l'orchestra della canzone diretta da Angelini.
Il dicembre 2020 ci porta invece amarezze non di poco conto, che vengono anche superficialmente interpretate.
Non si tratta di notizie in qualche modo utili che una certa stampa diffonde. L'identificazione di residui di
glifosate nelle nostre paste alimentari non ha neanche il sapore dello scandalo, ma ha il sapore di un messaggio più sommerso.
Si vuole di fatto riproporre al consumatore la spinta al consumo di prodotti "bio", "stra-bio","iper-bio", nient'altro. 
Un atto di marketing di finezza straordinaria.....lo si può ammettere. Il continuare a mandare messaggi di tossicità in tutto quanto si assume, la ricerca dell'errore in tutto quanto si produce a livelllo di grande consumo, ha solo una conseguenza: la spinta verso il consumo di produzzioni alimentari a prezzo
lievitato. Non c'è produzione "normale" che non abbia al seguito una produzione detta di prestigio arricchita dell'epiteto "bio", che ovviamente costa di più.
Non si preoccupino i promotori del "bio", i consumatori "credenti" aumentano in ritmo esponenziale: non è in atto alcuna mossa organizzata altrettanto intelligente, di tipo dissuasivo.
Ormai si tenta di far vivere al consumatore il momento della psicosi del pesticida nascosto. E' il momento in cui tutti cercano la soluzione....e la trovano dappertutto, naturalmente nel consumo del "bioalimento". Quale sarà la prossima mossa? sto a guardare, non mancherà molto, e spero non si arrivi a "patentare" come "untori" i non consumatori di bio-prodotti.
Quanto alle verità sui pericoli del "non bio" non ne parliamo: aspettiamo l'arrivo del superbio e poi ne parliamo. 
Fa rabbia solo pensare che qualcuno legga ancora le notizie sui così detti "scandali" del settore alimentare, non intuendo che si tratta di indirizzo forzato verso i prodotti che sono "biocostosi".
La musica è sempre la stessa, nei momenti più difficili. Ma Nilla Pizzi vedeva nel dicembre l'arrivo della primavera. Noi no.

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30 agosto 2020

Pensieri di fine agosto



Forse non è utile esprimere pensieri tristi a fine di quelle che, comunque, dovrebbero chiamarsi "vacanze".
Una volta si ritornava dalle ferie con il dispiacere che fossero finite, ma con intenzione di comunque "riprendere" con voglia di creare ancora.
Si percepisce invece in questi giorni un'atmosfera di  "ce l'abbiamo fatta!" quasi a dire "scampato pericolo!" con l'aggiunta di grossi dubbi sul futuro.

I gruppi finanziari, sempre potenti e pronti a concentrare i poteri economici, si guardano intorno e cercano di individuare i malcapitati imprenditori che sono ormai sfiduciati e liquidano le aziende costruite con tanto sacrificio, cercando di recuperare il possibile da un'acquirente che viene visto come il salvatore di una situazione insostenibile.Le aziende acquisite non sanno se si tratterà di una vera salvezza, questo è il pensiero dei dipendenti che cambiano padrone. 

Intanto il povero diventa più povero, il potere dei supermarkets cresce a dismisura, concentrando potere economico ed offrendo un servizio sempre più standard, all'insegna di "se vuoi ti offro questo e non discutere!". Qualcuno, fra cui lo scrivente, temeva l'arrivo della GDO: ha espresso questo timore preferendo non dare servizio scientifico a gruppi di potere che avevano l'anonimato come legge e il disinteresse per il rapporto personale come bandiera. Ma il consumatore non ha capito che quella era la strada della perdita definitiva del potere di acquisto: ha prediletto il potere forte credendo che la diversificazione  delle insegne di varie GDO fosse la garanzia di un mercato dell'offerta che avrebbe avuto come risultato "un vantaggio" per il consumatore. Niente di tutto questo. Si assiste invece alla proliferazione di prodotti a marchio "GDO" posti come alternativa agli standard noti forniti dai tradizionali produttori. Il potere economico ha trasgredito ancora una volta alla legge di "io produco, tu vendi" e si propone come "marchio", imponendo al produttore contoterzista delle condizioni insostenibili, ed offrendo una qualità conseguentemente discutibile.

Le regole del gioco le ha dimenticate l'uomo, imparando da quanto sta facendo la natura, che ci sta premiando di tutto quanto l'uomo stesso ha fatto per sostenerla: il nulla più assoluto, lo spreco più immondo del benessere, il disinteresse per la conservazione.

La "res publica" non si insegna più cosa sia, nè nelle scuole nè nel contesto sociale e si da il caso che gli addetti per voto alla gestione della cosa pubblica non si rendano conto della vera situazione economica che ci sta massacrando. A coloro che ascoltano messaggi che non finisco di buttare ormai al vento vien gran voglia di ridere quando ascoltano proposte di "innovazione ragionata" nell'imprenditoria. Nessuno più crede che nel creare un centro di servizi, un nuovo punto di produzione, un'attività nuova, vi sia vantaggio alcuno: sulla bocca di chi ascolta una proposta c'è pronta la risposta "con il 70% di tasse? ma neanche per sogno!".

Oltre tutto si assiste alla connivenza più assoluta fra potere economico e informatica: si vuol sostituire tutto con un sistema imformatico, a danno della socialità e con la scusa di "il mondo sta cambiando". Il danno delle lezioni impartite con il più efficiente dei sistemi di raccolta di ascoltatori, lo vedremo presto: e qualcuno crede invece di perfezionare il sistema delle lezioni a video ,facendo credere che il problema sta nella qualità del sistema stesso e non nella negazione del rapporto sociale fra docente e discente. Con ciò si finisce per sminuire del tutto quel pò che era rimasto della didattica e delle lauree: si iniziò con "una laurea non si nega ad alcuno......", motto dei fautori del triennalismo nelle università, e si sta continuando con "i docenti sono inutili", basta affidare ad un solo individuo la didattica sulla moltiplicazione e sulla divisione e distribuire la lezione a tutte le scuole elementari d'Italia. magari in lingua cinese, tanto per cambiare.....". 

Intanto i benpensanti del 2020, esperti in virologia e non in sociologia, scoprono che il Covid 19 non si trasmette con le lezioni in via telematica, e continuano a plaudire ai sistemi informatici, che secondo loro sono "sicuri". Nessuno di questi esperti valuta il danno dell'isolamento, molto meno curabile del Covid stesso, perchè espressosi già in mille modi dimostrati: ipocondria, asocialità, insicurezza e danni fisici correlati attraverso meccanismi che non si interrompono con le pillole. 

V'è in definitiva un disegno dettato da poteri superiori a cui tutti stiamo obbedendo: annullare la personalità per favorire, in mome della globalizzazione, il segregamento a dettami di potere economico raggiungibile solo da alcuni che costituiscono il vero centro di potere, quello economico della concentrazione dei beni. L'hanno deciso in pochi: si deve favorire il rapporto asociale del computer, l'annullamento della capacità di gestire penna e matita, l'annullamento della didattica, il consumo indiscriminato delle materie plastiche, la proliferazione delle lauree, e chi più ne ha più ne metta.......L'importante è, secondo alcuni che non conosciamo o non riusciamo ad individuare, annullare il pensiero e dare in pasto aperitivi ai giovani perchè pensino sempre meno, allontanarli dalla vera vita di relazione favorendo gli assembramenti fra gente scontenta e sempre meno fiduciosa nel futuro, il quale futuro deve essere sempre proprietà ed appannaggio di pochi che in nome dell'uguaglianza hanno annullato l'uso della cravatta, che per chi non lo capisce ancora significava "consapevolezza di responsabilità".

Cosa c'entra tutto questo con il "food"? C'entra, c'entra,.......la distruzione del pensiero inizia sempre con un buon aperitivo.

gg 
 

  


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3 aprile 2020

Sperimentare per il possibile riutilizzo delle mascherine, l'attività del microonde

 

Nello scrivere questa nota ho dovuto far ricorso ad ogni mezzo di prevenzione per invettive, insulti o rivalse mentali che l’espressione di un parere spesso provoca  in questo Paese.

Inizio quindi con le premesse, come si usa fare in un Paese dove non sempre si va al dunque immediatamente, ma solo dopo aver ricevuto il benestare/bollino/marchio CE.

 
Premessa

Da anni trascorsi in verifiche di trattamenti industriali sul campo e nella preparazione di protocolli di verifiche analitiche, svolte sia per finalità didattica che applicativa, e sul cui “metodo” nulla v’è stato mai da obiettare in quanto tutto derivato dal buon senso di Décartes, sono giunto alla conclusione che “provare e riprovare” non è ancora messaggio da archiviare. Ciò non può offendere alcuno, laddove credo che incitare a darsi da fare non è di per sé e non può costituire messaggio da castigare.

Le molte esperienze condotte dallo scrivente sulle applicazioni labo e industriali delle microonde hanno più volte dimostrato che l’attività di questo tipo di onde elettromagnetiche è estremamente differenziabile se parametrata allo scopo ben definito cui l’applicazione si tende che miri.

Solo per non trascurare  di voler introdurre il lettore comune al problema in questione, si sappia che da anni la letteratura internazionale ha ribadito il concetto dell’efficienza degradativa delle microonde nei riguardi di alcuni sistemi alimentari in parallelo al giusto effetto utile dimostrabile in varie applicazioni industriali. Dimostrare ciò non è finalità di questo scritto, visto che non si vuole né rivendicare paternità di pensiero né di null’altro, ma soltanto “sollecitare” alle sperimentazione.


Proposta


L’occasione che si presenta è quella attuale della carenza di “mascherine”, sul qual tema mi si permetta di dire esista una confusione di idee e di progetti ricondicibili a lucubrazioni su riconversione di aziende per la produzione, opportunità di accaparramento da parte di attori politicamente più o meno capaci, comportamenti strani di fornitori esteri e chi più ne ha più ne metta.

Manca, evidentemente, una centralizzazione della gestione e sarebbe opportuno ci si rendesse conto di quanto segue:

1)    Necessità di pensare a rendere autonoma la produzione nel Paese, attraverso anche il consorziamento di vari capaci produttori, ed unificando processi e materiali. Questa non è autarchia, è investimento ragionato, cui non si pensa ancora di giungere. Il processo industriale, una volta definiti i materiali, non è cosa che ingegneristicamente fa paura ad alcuno. Invece che stare a pietire verso il mondo, in sostanza, precettiamo alcune industrie di buona disponibilità e creiamo un consorzio autonomo di produzione a controllo nazionale.

2)    Necessità di far partire una sperimentazione atta a verificare quale possa essere l’effetto debellante delle microonde su quello stupido virus, in modo da rendere possibile il recupero e riutilizzo ragionato delle mascherine, con un protocollo operativo da far adottare anche in famiglia o da far adottare a centri destinati allo scopo. Non si riesce ancora a identificare, nelle parole di chi parla di “carenza”, il minimo pensiero rivolto al “recupero possibile” in perfetta efficienza. Occorrerebbe che qualcuno che sbandiera numeri a caso sugli incentivi alle famiglie, dimostrasse di saper fare un semplice conto economico sull’opportunità dei “recuperi” delle mascherine, specie se affidabili a centri privati organizzati allo scopo, sia gestibili a livello familiare.

 

A prescindere dalle levate di scudi di chi, in onore del “si fa prima” o “si fa meglio” parlerà di ingestibilità della proposta, mi piacerebbe vedere quale gestore della nostra vita possa opporsi all'idea di far realizzare un conto economico che comprenda il costo di sperimentazione e i vantaggi di riutilizzo corrispondenti al progetto di recupero delle mascherine, una volta resa accurata l’informazione  su quali sono i materiali atti a subire trattamento di bonifica. Ma visto che si dice dover subire questa sciagura per tempi lunghi, si pensi anche alla possibile cetralizzazione della produzione piuttosto che a far volare droni.

L’enfatico contenuto di questa nota termina con un suggerimento del protocollo da far seguire per la sperimentazione:

a)     In laboratorio adeguato, capace e protetto dalle provvidenze di rito, far eseguire esperienze (bastano poco più di 50 test) che verifichino il tasso di letalità del virus per trattamento a 300  - 600 vatt e 2,45 GHz in condizioni di inquinamento indotto su tessuto standard non deteriorabile in ambiente umido (vapore), 

b)    Nello stesso laboratorio di cui sopra far eseguire la verifica di assenza di virus in mascherine utilizzate in ospedale (bastano poco più di 50 test)  in modo random, adottando le condizioni identificate in a) come risultanti più adeguate.

c)    Eseguire la stessa sperimentazione su mascherine inquinate in modo guidato.

d)    Eseguire uno studio di compatibilità dei materiali al trattamento a microonde.

 Questa nota è destinata a quanti, di buona volontà, credono nella sperimentazione come fonte di idee, realizzabili o non realizzabili che siano.

Il giudizio di significatività di ogni sperimentazione in tal senso resta naturalmente affidato all'autorità costituita in materia, sulla base di risultati documentati e certificati da laboratorio adeguato e naturalmente resi di pubblico dominio.

Aspetto una risposta.......documentata per favore. Grazie, disponibile a collaborazione.

Prof.Fernando Tateo
Ordinario di Scienze e Tecnologie Alimentari (UniMi)

348.7155835
fernando.tateo@unimi.it

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